Catena – Ci dica Khasiev, lei come guarda un paesaggio?

Khasiev – È una domanda interessante. Anch’io me lo sono chiesto. Perché mi capita che quando vedo un luogo per la prima volta è come se quel paesaggio venisse dal passato. Ogni volta immagino come avrei potuto dipingere quel luogo in un’epoca…

Catena – … non quella attuale, non il momento che lei osserva…

Khasiev – … come se l’avessi visto… non so…

Catena – … anni addietro, o secoli…

Khasiev – … sì, secoli, forse.

Catena – Mi interesserebbe molto sapere se lei ha la percezione di una differenza tra lo stato emozionale e quello razionale…

Khasiev – Il primo impatto è emozionale, sempre; poi dopo comincia…

Catena – … un processo di razionalizzazione. Quindi esistono sempre entrambi?

Khasiev – Io credo che devono collaborare. Però prima viene lo stato emozionale, che io cerco all’inizio di fissare; poi metto in funzione la parte razionale…

Catena – L’abilità tecnica, immagino…

Khasiev – … mah, certo, la tecnica è importante e non si può dividere la tecnica dall’arte. Come diceva Leonardo, la tecnica è l’arte. Aiuta anche a mostrare l’aspetto emozionale dell’arte nel modo più efficace possibile.

Gallo – Qual è stato, Khasiev, il suo primo rapporto con l’arte, con la pittura?

Khasiev – Io ho avuto fortuna. Avevo una famiglia che in qualche modo ha avuto sempre a che fare con l’arte. Mia madre era architetto; mia zia era pittrice, pittrice professionista; mio zio faceva acquerelli; mio nonno, che non ho conosciuto, anche lui faceva acquerelli ed era molto bravo. E poi mi hanno portato alle mostre già da piccolo. Per me era normale vedere l’arte e stando a San Pietroburgo le possibilità erano enormi.

Gallo – Dunque la sua prima formazione è avvenuta nell’ambiente familiare. Ha cominciato a dipingere prima ancora di entrare in una scuola?

Khasiev – Sì prima; e poi mio padre mi ha spinto ad andare a dei corsi, a nove-dieci anni.

Gallo – E quale è stata la scuola importante, centrale, nella sua formazione?

Khasiev – La Scuola Superiore d’Arte e Design di San Pietroburgo.

Gallo – Che tipo di scuola era ?

Kiiasiev – Siccome erano insegnamenti dedicati o all’architettura di interni o al design o alla progettazione di oggetti in legno o di cose decorative, ciascuno aveva oltre alle sue specialità anche lezioni di disegno e di pittura. Erano sei ore di pittura e sei ore di disegno a settimana, con ottimi professori. La preparazione era molto solida insomma.

Gallo – E lei a quale insegnamento si era legato?

Khasiev – All’architettura di interni. C’era prima un corso preparatorio di composizione basato su disegno e pittura, poi ho fatto l’esame d’ammissione e sono entrato.

Gallo – Dunque questo suo linguaggio d’osservazione delle cose e di collocazione di esse nello spazio, la veduta cioè di uno spazio, possiamo anche ricondurlo in una certa misura ai suoi studi. Vale a dire a studi rivolti alla rappresentazione di un tutto interno e quindi degli oggetti, delle cose, dentro uno spazio rappresentato; ma verosimilmente una certa formazione anche alla rappresentazione dell’architettura nello spazio esterno.

Khasiev – Sì, sì.

Gallo – Sono aspetti che si riconoscono nel suo linguaggio di oggi. In definitiva le basi del suo vedutismo, di questo linguaggio cioè che ha una delle sue peculiarità nella rappresentazione dello spazio e delle architetture nello spazio, anche della natura nello spazio, sono proprio nella scuola che ha frequentato.

Khasiev — Sì. E, non so se è importante: il professore di composizione nel corso preparatorio ha poggiato tutta la sua materia sull’arte di Mondrian. Ho portato qui alcuni studi che mi sono rimasti. Documentano proprio l’inizio del corso, i primi compiti. E proprio la base del corso.

Gallo – Ricorda il nome del suo maestro?

Khasiev – Filippov. Era il figlio di un importante attore del cinema. Dunque, questi sono esempi di esercizi, derivati dal modello di Mondrian, per la composizione sul foglio di carta di forme geometriche…

Gallo – … esercizi per creare delle strutture di rapporti.

Khasiev – Sì. Si andava avanti così per parecchio tempo; poi si passava all’inserimento dei colori. Ma non ricordo più precisamente. È passato tanto tempo.

Gallo – Faceva queste cose agli inizi degli anni Settanta?

Khasiev – Nel 1968. Nell’inverno tra il ‘67 e il ‘68. Sono esempi interessanti, perché questi esercizi mi hanno fatto capire tante cose. In quest’altro dovevamo mettere in composizione il cognome.

Gallo – Le piaceva lavorare con queste forme geometriche?

Kliasiev – Sì, mi piaceva.

Gallo – E interessante: in quest’ultimo esercizio si sente non soltanto Mondrian, ma tutta la tradizione dell’avanguardia russa. Questo aspetto astratto era tuttavia solo uno dei componenti della sua formazione?

Khasiev – Sì, naturalmente, però mi è servito molto.

Gallo – Ha anche studiato qualcosa sulla storia e i linguaggi dell’avanguardia russa?

Khasiev – In quel periodo diciamo che l’avanguardia russa era…

Gallo – … messa da parte…

Khasiev – … eh sì.

Gallo – Invece a quali momenti dell’arte russa si è legato allora?

Khasiev – Come accade a tutti, prima ti piace un pittore, poi un altro, poi ancora un altro, man mano che cresce la tua formazione. Ma l’interesse per gli artisti del Mondo dell’Arte è stato sempre costante in tutto il mio percorso.

Gallo – Quindi quel naturalismo di impostazione simbolista…

Khasiev – … sì, è proprio questo che mi piaceva… e che mi continua a piacere, senza dimenticarne le radici romantiche. Poi ci sono state altre scoperte, come Bilibin…

Gallo – Quella è stata la base del suo linguaggio, dunque; però direi nel senso non tanto di rappresentazioni prevalentemente simboliche, quanto di visioni del paesaggio e della natura che trasmettano delle emozioni, che siano suggestive.

Khasiev – Diciamo che anche lo stile del realismo socialista ti fa vedere la natura in modo quasi tradizionale, però in modo diverso da quello dei pittori del Mondo dell’Arte.

Gallo – E uno stile oggettivo senza emozioni, senza anima diciamo…

Khasiev – Sì, senza anima.

Gallo – Lei accennava a un interesse anche per Bilibin, che, immagino, si sia rivolto in particolare alle sue rappresentazioni del paesaggio…

Khasiev – Sì, per quelle; non per il suo stile illustrativo, anche se molto bello. Ecco, questi dipinti di paesaggio mi sono stati molto vicini…

Gallo – Eh, questo fa pensare a quel suo paesaggio fatto vicino la Finlandia; c’è molto in comune…

Khasiev, “Sul lago” 1977

Khasiev – Sì, anche il colore; non nel senso che la gamma dei colori sia la stessa, ma quel modo di usare l’ombra per rafforzare il giallo, questo contrasto così caratteristico di Bilibin, mi ha influenzato.

Gallo – Su questo fondo, poi, mi sembra che il suo linguaggio si sia arricchito di un aspetto ulteriore, proprio per la resa della “oggettività” delle cose; che vi sia stata, cioè, una crescita in chiave realistica, con una rappresentazione molto nitida degli spazi e degli oggetti. Lo vediamo, per esempio, in questo suo interno…

Khasiev, “Interno” 1977

Khasiev – Sì, in questo dipinto si vede molto bene. L’oggetto diventa il protagonista del quadro, con le sue caratteristiche, la sua anima.

Gallo – Questo è un passaggio importante, perché è da qui che si sviluppa il suo vedutismo attento alle cose e non soltanto ricco di emozioni; non solo rivolto all’espressione, ma interessato a una osservazione effettiva delle cose.

Khasiev – Sì, perché di un oggetto che tu metti in mostra cerchi di tirare fuori tutte le sue qualità. Una persona che non sia un artista, stavo per dire normale, entra in una stanza e non vede che questa sedia è quella sedia là o che quella maniglia della porta è quella particolare maniglia. La maggior parte della gente, se gli domandi, non sa neanche il colore della casa di fronte alla sua. Naturalmente non c’è niente di male; io non voglio criticare. Invece l’artista col tempo diventa un osservatore. Comincia a vedere le cose in modo diverso. E non solo osserva le cose che lo circondano, ma subito pensa: come posso rappresentare queste cose? Anche se riuniamo dieci pittori bravissimi per dipingere la stessa cosa, ognuno la renderà a modo suo.

Gallo – Questa crescita in senso realista è stata anche influenzata da correnti contemporanee?

Khasiev – Sì, negli anni settanta dall’Iperrealismo americano. Poi ho conosciuto il lavoro di Andrew Wyeth, che ho trovato molto interessante.

Andrew-Wyeth- Last Light

Gallo – Ma, diversamente dall’Iperrealismo occidentale, lei è rimasto legato alla tecnica tradizionale. Non ha ricavato l’immagine della realtà dalla fotografia, intendo dire da una tecnica moderna di riproduzione; ha continuato lei a creare l’immagine.

Kliasiev – Certo.

Gallo – Dunque, lei è stato suggesrionato dall’Iperrealismo, ma lavorando con il linguaggio “tradizionale” del realismo, ritornando ad una sorta di realismo fiammingo.

Kahsiev – Ecco, riguardo a tutte queste influenze -abbiamo parlato degli artisti del Mondo dell’Arte, di Bilibin, dell’Iperrealismo, di Wyeth, e vi ho fatto vedere prima anche dei dipinti dello spagnolo Antonio Lòpez

A.López, Madrid desde Capitàn Haya, 1987-89

io penso però che c’è un’altra influenza che è molto più grande: già da ventisette anni sono in Italia e questo non è stato senza effetti. Perché l’ambiente italiano, la sua arte… Faccio un esempio: l’Impressionismo francese è più adolescente, più forte; però se andiamo a vedere l’arte italiana, questa almeno è la mia opinione, la trovo molto più profonda e grande. E non soio nel confronto con l’Impressionismo; anche guardando al Cinquecento e al Seicento, l’arte francese alla fine svanisce.

Gallo – Lei dice questo pensando ai valori della forma, della composizione, dell’assetto prospettico e spaziale, all’equilibrio della rappresentazione…

Khasiev – Sì, perché i francesi non hanno Raffaello, non hanno Leonardo.

Gallo – Prima di cominciare questo colloquio dicevo che forse nei suoi dipinti le figure umane sono secondarie, a volta non ci sono proprio. Lei negava un po’…

Khasiev – … sì…

Gallo – … però se noi guardiamo questi libri sul tavolo, con i dipinti di L6pez e di Wyeth, che sono stati per lei anche degli esempi di realismo, troviamo molto spesso delle rappresentazioni di figure specifiche e concrete, rese nella loro fisionomia, e sono i soggetti principali. Invece nei suoi dipinti, quando la figura c’è, non è mai il soggetto; il soggetto è sempre uno spazio.

Khasiev – Sì, è sempre uno spazio.

Gallo – Forse in questo senso lei è vicino all’arte italiana…

Khasiev – Ma l’arte italiana è ricca di figure…

Gallo – Sì, ma secondo una visione complessiva; per cui la figura è sempre inserita in un grande spazio, non è nella sua particolarità il soggetto più interessante della rappresentazione. Si intende che anche nell’arte italiana vi sono grandi esempi di naturalismo… Ma la matrice rinascimentale dell’arte italiana fa sì che la figura sia collocata in un universo spaziale, dunque secondo un’unità dello spazio che risulta sovradeterminante. Questo carattere lo vedo anche nei suoi dipinti. Le figure non sono mai l’oggetto principale dell’osservazione, sono un elemento tra gli altri in un complesso.

Khasiev – Anche se spesso mi sono trovato davanti personaggi che mi sarebbe piaciuto rappresentare…

Gallo – . . .però non lo ha fatto…

Khasiev – no… ma c’è sempre tempo.

Gallo – Forse c’è una resistenza.

Khasiev – Mi piace molto un proverbio cinese che dice: non bisogna avere fretta, davanti c’è l’eternità.

Gallo – A proposito di non avere fretta. Infatti c’è qualcosa di nuovo: preparando questa nuova mostra lei si è rivolto anche a soggetti moderni, con risultati molto interessanti.

Khasiev – Ne sono molto contento, molto.

Gallo – Non mi meraviglia proprio, perché abbiamo visto quali sono le origini della sua formazione; e cioè l’osservazione dell’architettura, all’esterno…

Khasiev – . . .e in interni…

Gallo – . . . e quindi la visione prospettica è collegata ad essa. Però è un aspetto che lei aveva un po’ velato, perché si è rivolto ai luoghi sia architettonici che naturali più tradizionali. Invece si avverte come questo suo vedutismo effettivo entri in buona sintonia con il moderno. Ed è una nuova via per il suo linguaggio.

Khasiev – Certo.

Gallo – Tocchiamo ora un altro punto. C’è un fondo di idealità o di religiosità nel suo linguaggio?

Khasiev – Di idealità sì, di religiosità forse meno, anche se ho sempre creduto che la religiosità ha la sua importanza anche nella formazione culturale. Invece il lato ideale o ce l’hai o non ce l’hai; e io credo di averlo.

Gallo – Questa caratteristica che hanno un po’ tutti i suoi dipinti di cogliere, anche attraverso la luce, qualcosa di essenziale…

Khasiev – … anche attraverso la scelta di un’angolazione non tradizionale.

Gallo – Senta Khasiev, ha ricevuto qualche influenza dalla letteratura o dal cinema?

Khasiev – Per il cinema, dal neorealismo italiano.

Gallo – Visto in Russia?

Khasiev – Sì, alla fine degli anni sessanta; soprattutto i film di Antonioni in bianco e nero, con Monica Vitti. E poi il Bergman de “Il posto delle fragole”. La letteratura, invece, è stata importante sempre, ma non ha influito direttamente sul mio linguaggio.

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